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Lavoro: Quando Le Parole Fanno La Differenza

Lavoro: quando le parole fanno la differenza

Attenzione a come definite la vostra area di lavoro, se usate il verbo essere siete nei guai

Spesso, siamo portati a dare una importanza esagerata al ruolo del lavoro nel contesto della nostra esistenza. Dato per assodato che di lavoro generalmente si vive, identificarsi con il mestiere praticato, non è propriamente la scelta migliore. Una persona, è un sistema complesso, mentalmente prima, fisicamente poi. Pensieri, idee, opinioni, progetti, movimento, sport, manualità, forza, abilità, destrezza. Un concentrato di combinazioni che rendono, le nostre possibilità, praticamente infinite.

Il lavoro secondo “Wikipedia”

” Il lavoro, importante argomento di studio sia delle scienze sociali (sociologia, politica, diritto, economia) che delle scienze astratte e naturali (fisica e geografia) è un’attività produttiva tenuta in regola dalla legge, che implica la messa in atto di conoscenze rigorose e metodiche, intellettuali o manuali, per produrre e dispensare beni e servizi in cambio di compenso, monetario o meno.

È un servizio utile che si rende alla società, e prevede la concessione sistematica al pubblico di un bene in cambio di un altro, in forma di compenso non sempre monetario. Nel mondo moderno l’attività lavorativa viene esplicata con l’esercizio di un mestiere o di una professione e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi.”

E ancora: ” Lavorare significa occupare il tempo nel fare qualcosa di produttivo, traendone un vantaggio generalmente economico.”

Mentre da un punto di vista spirituale, Wikipedia scrive:

” Il lavoro è quella forza, unita alla consapevolezza di sé, che permette di realizzare la propria natura potenziale, portando a termine compiti etici che possano fornire un beneficio spirituale e morale a se stessi, all’ambiente sociale e naturale. Può anche essere definito come Karma Yoga, ossia essere in connessione o mantenere una determinata consapevolezza, fondata su principi etici, nelle azioni che si stanno facendo.”

La presentazione, le parole rivelano molto di noi

A seconda del modo con cui una persona si presenta, possiamo trarre utili informazioni sulla sua personalità. Chi si identifica con la professione esercita, il lavoro svolto e via dicendo, userà, in maniera impropria, il verbo essere. Chi ha maturato una migliore consapevolezza di sé, farà invece ricorso al verbo fare.

Le differenze

Usare il verbo “Essere”, senza contestualizzare tempo e luogo, crea generalizzazioni che, nella quasi totalità, distorcono la realtà. Facciamo un esempio. Se un bambino dice: “Sono bravo”, vi sta dando un’utile informazione? Direi senza dubbio di no. Altra cosa è invece,  quando un bambino dice: ” Oggi a scuola, durante l’ora di italiano, sono stato molto bravo”. Frase contestualizzata, tempo e luogo perfettamente indicati. Un bambino, ti dice esattamente cosa “è” in quel momento in cui glielo chiedi. Se sta giocando a calcio ti dirà: “Sono un calciatore”, due minuti dopo, cambiato gioco, potrebbe dirti: “Sono un Ninja” e via dicendo. Se vi presentate ad una festa e, al momento delle presentazioni ve ne uscite con frasi tipo sono un/una:

  • infermiera
  • avvocato
  • muratore
  • giardiniere
  • professore
  •  impiegata
  • dermatologa

Beh sappiate che vi state identificando con quel che fate e, pur non facendo in assoluto nulla di sbagliato, create delle inutili, limitanti, etichette. Presentandovi in quel modo infatti, date priorità assoluta all’etichetta principale che vi siete appiccicati addosso. Avere delle competenze, sviluppare delle capacità, vuol dire tutto meno che diventare quelle cose. Mai e poi mai potremo “essere” un architetto, un’impiegata, un meccanico e via dicendo. Pur essendo capaci di realizzare il miglior progetto architettonico della regione, è bene tenere a mente, che mai si “sarà” quel progetto. Se si pensa il contrario, allora c’è un problema e neanche piccolo. Nel mentre imparo un mestiere, è fin troppo scontato sapere che non diventerò quel mestiere. Lo studio fatto per laurearmi in Medicina non mi trasformerà in Dottore ma mi permetterà di esercitare quel tipo di professione, quindi di “fare” il Dottore.

Perché è importante non confondere

Non identificarsi con il lavoro che si fa, ci permette di avere molte più possibilità. Agire partendo da un migliore punto di vista qualitativo. Come persona, siamo un insieme di qualità e, ovviamente, di difetti da limare. Siamo abili in un determinato sport ma non siamo quel tipo di sport, lo facciamo e basta. Finita quell’ora cambiamo senza problema settore, torniamo a fare il padre o la madre, ci mettiamo a dipingere, facciamo politica, ci immergiamo in una lettura e, in varie altre situazioni. Adottando il sistema di non identificazione, se un giorno dovessimo perdere il posto di lavoro o smettere di fare una determinata professione, non avremmo nessun tipo di disistima.

Non siamo il nostro lavoro

Lo facciamo nell’arco di una giornata che ci vede fare tantissime altre cose. Metterla così ci dà una forza in più. Ci fa vedere altre opportunità, ci dà una chiave di lettura più ampia. Il cambiamento è alla base della sopravvivenza su questo pianeta. Adeguarsi a tutto quello che cambia ci permette di superare le sfide dell’ambiente e della razza a cui apparteniamo, gli umani. Identificarsi nel lavoro è molto rischioso per il proprio equilibrio emozionale. Ogni persona è formata da infiniti aspetti, la “meta” etichetta dovrebbe permetterci di muoverci agilmente tra le sottocategorie.

Il segreto per evitare di perdere tutto

Il lavoro, va considerato come fosse una fetta della torta (la vostra vita), nulla di più. Adottando questo sistema, se vi venisse a mancare quel singolo pezzo di dolce, avreste comunque il resto della torta su cui contare. Quindi, se dovessimo ipotizzare un nome per la cartella principale da apporre sopra tutto quello che facciamo, direi “Vita” (la torta intera per intenderci).

Applicate questo concetto a tutte le aree della vostra esistenza e nessuna, seppur dolorosa perdita, potrà annientarvi del tutto. Per ogni abilità professione, hobby etc., appiccicate sotto la cartella “Vita”, etichette più piccole con su scritto le varie cose che fate:

  • Ragioniere
  • Calcetto
  • Libri
  • Nuoto
  • Piccole riparazioni
  • Collezionismo
  • Pittura
  • Fitness
  • Giardinaggio

Insomma, elencate una serie di attività che siete in grado di “fare”. Un elenco da tenere sempre bene in mente. Questo sarà più che sufficiente a darvi certezza che non “siete” un solo aspetto di quel che fate ma avete sufficienti capacità per fare molte cose. Questo sì che è un modo per tenere sempre su livelli alti l’autostima. E non è nemmeno complicato. Basta fare una lista e tenerla a mente.

Riferimenti: Wikipedia Lavoro

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